Meme-Tic-Culture: alcune proposte per un alt-left mNemetic warfare

Claudio Kulesko

La subcultura memetica ha fallito. Non essendo riuscita a far fronte all’invasione delle agenzie di marketing, a una compiaciuta “brandizzazione” e all’infiltrazione da parte di gruppi neo-razionari, la produzione memetica a scopo ludico e autocelebrativo è collassata su se stessa. La diffusione e l’ascesa dei nuovi fascismi è il chiaro sintomo dell’infiacchimento delle capacità immaginative e, dunque, memetiche della sinistra. Immaginare il futuro, congedandosi dal realismo, è sempre più difficoltoso, e richiede la formazione di nuove prassi memetiche, nonché un brusco slittamento metodologico. Gli affetti (ossia le speranze, i desideri, le paure e gli immaginari disseminati e vaganti tra gli individui), sono stati captati dalle forze oscure del neoliberismo e del cripto-fascismo – un fenomeno ancor più evidente in paesi che, come l’Italia, non hanno ancora vissuto alcuna conflittualità memetica di rilievo. Il fallimento politico delle “pagine”, delle “piattaforme” e dei “gruppi”, inaugura la nuova frontiera della macchina da guerra: un dispositivo di accelerazione delle conflittualità, che mi auguro si distingua dai vecchi mezzi (pur facendone ampiamente uso), in virtù di una maggiore complessità e di un’adeguata riflessione critica. In breve, l’obiettivo di questo testo è tentare di ricavare un campo di battaglia politicamente conscious dai rottami di una macchina puramente estetica.

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