Meme-Tic-Culture: alcune proposte per un alt-left mNemetic warfare

Claudio Kulesko

La subcultura memetica ha fallito. Non essendo riuscita a far fronte all’invasione delle agenzie di marketing, a una compiaciuta “brandizzazione” e all’infiltrazione da parte di gruppi neo-razionari, la produzione memetica a scopo ludico e autocelebrativo è collassata su se stessa. La diffusione e l’ascesa dei nuovi fascismi è il chiaro sintomo dell’infiacchimento delle capacità immaginative e, dunque, memetiche della sinistra. Immaginare il futuro, congedandosi dal realismo, è sempre più difficoltoso, e richiede la formazione di nuove prassi memetiche, nonché un brusco slittamento metodologico. Gli affetti (ossia le speranze, i desideri, le paure e gli immaginari disseminati e vaganti tra gli individui), sono stati captati dalle forze oscure del neoliberismo e del cripto-fascismo – un fenomeno ancor più evidente in paesi che, come l’Italia, non hanno ancora vissuto alcuna conflittualità memetica di rilievo. Il fallimento politico delle “pagine”, delle “piattaforme” e dei “gruppi”, inaugura la nuova frontiera della macchina da guerra: un dispositivo di accelerazione delle conflittualità, che mi auguro si distingua dai vecchi mezzi (pur facendone ampiamente uso), in virtù di una maggiore complessità e di un’adeguata riflessione critica. In breve, l’obiettivo di questo testo è tentare di ricavare un campo di battaglia politicamente conscious dai rottami di una macchina puramente estetica.

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La theory-fiction come dispositivo iperstizionale

Claudio Kulesko

science fiction

 

Intervento nel contesto del ciclo seminariale “Ecologie Politiche”, a cura di Ubaldo Fadini e Tiziana Villani, il giorno 27/10/2017, Università La Sapienza – D.I.C.E.A. Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale.

Nell’ambito dell’ecologia mentale, semiotico-concettuale e sociale, vorrei introdurre brevemente una questione che infesta, in modo piuttosto ‘spettrale’, le discussioni teoriche sulle tecno-scienze. Il tema è quello della temporalità, della quale vorrei parlare dalla peculiare prospettiva della theory-fiction. Con theory-fiction si intende un arcipelago (più che un genere), narrativo che, muovendo da determinate condizioni attuali − politiche, economiche, ecologiche o sociali − immagina e tratteggia mondi e futuri possibili, esplorando e, appunto, teorizzando motivi, modalità e conseguenze delle vicende descritte in un’opera, offrendone al tempo stesso un ‘assaggio’ fenomenologico – offrendo, cioè, al fruitore la possibilità di immergersi tramite uno o più avatar in questi micro-universi d’esperienza. Sotto questa categoria dai contorni sfumati ricadrebbero tanto la quantum fiction di De Lillo, quanto “Blade Runner” o l’album “Man-machine” dei Kraftwerk; tanto “Death Note” quanto il classico del videogaming “Metal Gear Solid” (a mio parere, una delle più intense riflessioni sul tema della guerra mai prodotte).

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