Scegliere la Pillola Nera: Alcune note su Incel, pessimismo e orrore del Reale

black pill III

Claudio Kulesko

To think that another person shared my love for the icy bleakness of things.
—Thomas Ligotti

Segnalo l’ottimo articolo di Lorenzo Marsili su questione Incel e femminismo, apparso oggi su Not.

Tra tutti gli argomenti prodotti dai vari forum Incel, quello della “Black Pill” (Pillola Nera) mi ha sempre affascinato (si veda, ad esempio, l’ottimo video su Tra le Ceneri di Questo Pianeta e Black Pill a opera del canale di Zero Books).

Vediamo la definizione del termine data da Urban Dictionary:

“Uno stato mentale prodotto dall’aver realizzato la brutale verità: vedere la realtà/società per ciò che essa è davvero, al di là dell’illusione dell'”uguaglianza” alla quale siamo condotti a credere. Comprendere che la vita è fondamentalmente ingiusta, che “vincitori” e “perdenti” sono determinati, per lo più, da circostanze sulla quale non si ha alcun controllo (aspetto, ricchezza, salute mentale, altezza, etnia, famiglia, fortuna, etc.). La disperazione che assale chi assume la pillola nera può divenire invalidante, conducendo il soggetto alla soglia della follia […] Si tratta, tuttavia, di uno stadio necessario al raggiungimento dell’illuminazione […]

[…] Notoriamente, Buddha è un individuo che ha assunto la pillola nera”.

Si tratta, insomma, di un paradigma pessimista, incentrato sulla rassegnazione e sulla sconfitta assolute (e profondamente condizionali) – un analogo del realismo iper-depressivo. Se la “Pillola Rossa” – la consapevolezza di essere un perdente, oggetto di una lunga serie di soprusi – può essere ancora estirpata attraverso le argomentazioni ottimamente sintetizzate da Lorenzo, la pillola nera è qualcosa di estremamente subdolo – un argomento “universale”, capace di oltrepassare le distinzioni maschile/femminile e le distinzioni ideologiche. Un “vincente” che osasse far sua la Pillola Nera non potrebbe fare altro che sprofondare nel nichilismo, riconoscendo il carattere impersonale e Simbolico della propria condizione antropologica, politica ed esistenziale (sarebbe ridotto, in breve, allo stato di “villain”, un tratto schizo esemplificato da Patrick Bateman, l’oscuro protagonista di American Psycho). Un “perdente” che decidesse di guardare in faccia lo straziante volto del Reale, da parte sua, si troverebbe a fare i conti con un orrore altrettanto accecante – al quale egli, tuttavia, non partecipa in veste di carnefice ma di vittima sacrificale. In ambedue i casi, a saltare è  (per dirla con Lacan) il “punto di trapunta” che tiene assieme l’immaginario e il reale: nulla ha più senso e significato. L’annullamento del desiderio – aver disertato il proprio desiderio – comporta un netto sbilanciamento verso il deserto di un Reale sadico, predatorio e indifferente.

La White Pill (Pillola Bianca, corrispondente all’essere semplicemente se stessi) e la Golden Pill (Pillola Dorata, consistente nel fare di tutto per migliorarsi) mi sembrano, in realtà, due risposte nettamente insufficienti dinanzi ai problemi posti dalla Pillola Nera: la prima, da un lato, sembra voler ignorare la questione, abbracciando un appagamento immaginario in quanto risposta a un problema reale; la seconda, dall’altro, mette in atto un’elaborata ricostruzione del Simbolico, sostituendo all’Altro confortevole e familiare dell’educazione standard un nuovo e più imponente Altro, aggressivo, macchiettistico e iper-virile (molto simile a ciò che Zizek ha definito “trash sublime”, ma anche profondamente imparentato con l’ideale maschile offerto da prominenti figure Alt-Right, quali Bronze Age Pervert e Sol Brah). Nel primo caso, prima o poi, il Reale giungerebbe ancora una volta a bussare alla porta; nel secondo, il nuovo Simbolico non farebbe che distruggere il soggetto, annullandone del tutto la singolarità e presentando tutta una serie di nuove, gravi problematiche (un paradigma meravigliosamente illustrato nel breve Harrassment Architecture, di Mike Ma). Non sembra neppure sufficiente abiurare la “viltà morale” della depressione e della rassegnazione (come suggerisce Lacan); a cosa mai potrebbe servire? Per chi farsi carico della vita e dell’esistenza, in nome di chi? Per la propria mera sopravvivenza individuale? Anche se trovassi, infine, l’amore romantico, come potrebbe esso soverchiare l’orrore del Reale, trionfando su di esso?

Thomas Ligotti (come ben sa Lorenzo) è senza dubbio uno degli autori che più incarna i lati oscuri, infertili e radicali dell’immaginario Dark(-/)Incel. Difficilmente si potrà sopravvalutare l’influenza de La Cospirazione Contro la Razza Umana sui pessimisti e i nichilisti di questa e delle prossime generazioni (lo stesso, forse proprio grazie al libro di Ligotti, si può dire di P.W. Zapffe). L’idea che i vincenti e gli ottimisti siano preda di una comoda allucinazione collettiva, che ogni individuo non sia altro che un burattino tra le mani di un’entità impersonale e indefinibile, e che solo il pessimista “hardcore” possieda una chiara e limpida visione del reale, non può che risultare affascinante a ogni outsider là fuori. L’intero impianto concettuale di Ligotti potrebbe anche essere descritto come una versione ancor più pessimista e nichilista della Black Pill: non c’è nessuna via d’uscita; questo sarebbe, in sostanza, l’insegnamento della Black Pill. Una volta intrapresa tale strada non vi è più ritorno, se non nel reame della pura immaginazione (si veda, ad esempio, il cupo finale del Joker di Todd Philips). Il legame tra questo concetto e la storia del pessimismo è (involontariamente?) stretto – contribuendo a mettere ancor più in luce l’aspetto “estatico”, “mistico” ed “epifanico” della scoperta dell’orrore del Reale nel campo dell’amore romantico e sessuale.

In conclusione, ecco alcuni estratti di un’intervista a un giovane antinatalista e pessimista, che sembra riassumere perfettamente i punti presi in esame in queste brevi note:

“Ogni qualvolta provavo qualcosa per una ragazza, facevo del mio meglio per non esprimere i miei sentimenti. Questo fu l’inizio della mia scelta di reclusione permanente […] Credo che ciò sia avvenuto perché ho preferito il sogno dell’intimità a ogni tentativo di rendere tale sogno reale.

Nel corso dei miei vent’anni, dopo anni di reclusione, decisi di riprovarci. Sperai che i miei passati fallimenti con la gente non significassero che non avrei mai potuto sperimentare un qualche successo, pensando che rimanendo isolato per sempre avrei potuto prima o poi pentirmene. Fu così che mi innamorai e persi la verginità.

Ne pagai rapidamente le conseguenze: lei mi trattò terribilmente, andando persino a letto con il mio migliore amico e rivelandomi di aver fatto lo stesso con molti altri ragazzi.

Questa esperienza mi persuase della saggezza del voler rimanere totalmente solo. Ho ormai compreso che la vita è qualcosa di essenzialmente sbagliato. La natura è stata progettatata di modo che evitare il dolore sia più vantaggioso che ricercare il piacere. Ho realizzato che la maggior parte delle sofferenze non-triviali possono essere evitate, giacché provengono dai rapporti umani e dalle aspettative che coltiviamo nei confronti delle persone. Aspettarsi che le persone, una volta impegnate in una relazione, si comportino come esseri umani decenti e pieni di attenzioni mi si è ripetutamente rivelato come un errore; sono ormai convinto che il modo più saggio di condurre la propria vita consista nell’evitare il più possibile la compagnia umana.

Ero desideroso di distruggere ogni residuo di illusione. Mi tuffai, così, in tutta la letteratura pessimista che riuscii a reperire, come, ad esempio Schopenhauer e Cioran. Sentii che se avessi letto tutta questa roba, al prezzo di divenire ancora più triste, sarei stato in grado di farmi scudo da sentimenti peggiori”.

 

 

 

 

 

Pubblicato da

Claudio Kulesko

Claudio Kulesko (Roma 1991) studia alla facoltà di filosofia di Roma Tre. Si occupa principalmente dell’opera di Deleuze e Guattari ma il suo campo di ricerca si estende al realismo speculativo, alla filosofia delle scienze, alla theory-fiction, al pessimismo filosofico e all’opera di Georges Bataille. Membro fondatore del "Seminario Musica e Filosofia" di RomaTre. Traduttore italiano di "In the Dust of This Planet" di E. Thacker.

2 pensieri su “Scegliere la Pillola Nera: Alcune note su Incel, pessimismo e orrore del Reale”

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