Cloning the Past

Here is Edmund Berger’s (from Deterritorial Investigations and DI Research Zone 22) comment to my previous post:

“One small point that I would like to offer is that the structure of the myth, in its distinctly Sorelian guise, is not in fact necessarily flush with the proliferation of cosmic pessimism(s) in the present moment. This would be the case if we were to maintain a hard and sharp distinction between seemingly cold and impermeable laws of the real and the artificiality of the myth, when it is the encounter of the two that induces historical movement, understood abstractly as a kind of synthetic production. The failure to engineer myth (the slippage from myth to mere propaganda) operates in the phase-space of the purely artificial, whereas the Sorelian myth, or more properly to tendency towards the myth, is an emergent force driven by material conditions and structural constraints. I’m reminded of Mark Fisher’s cybernetic intensification of Lacan: “truth has the structure of a fiction within fiction”.

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Orrore e Terrore: (A)Teologia Gotica

Vorrei proseguire la serie di riflessioni su Goth/Ins, inaugurata in occasione di questo post – dedicato agli assiomi fondamentali, alle caratteristiche distintive e agli aspetti problematici di questa nuova formulazione teorica. In questa seconda parte prenderò in esame un’ulteriore prospettiva sul gotico, di impronta prettamente religiosa: si tratta di una forma “anomala” di post-accelerazionismo cristiano, elaborata da Vincent Garton e Miroslav Grisko, che proverò a riassumere brevemente e a confrontare con Insurrezione Gotica.

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Alcune note su Insurrezione Gotica, anti-prassi ed estinzionismo attivo

Vorrei provare a mettere per iscritto alcune brevi riflessioni ‘a caldo’ su un paio di testi, uno mio e uno di Enrico Monacelli, apparsi su Not negli ultimi giorni. I due scritti in questione sono “Insurrezione Gotica” e “Aspettando l’Estinzione“.

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Contro la Natura – un breve pamphlet

 

Claudio Kulesko

 [Originariamente apparso in Alphaville – per un’Ecosofia del Futuro n.1, 11/11/2016.]

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“Natura” è il segno che indica ciò che è stato distanziato, ciò che è abietto, oggetto d’esilio. Per definizione, ci si può riavvicinare solo a ciò che si è (o è stato) allontanato.

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Death metal: la furia e lo smembramento

Claudio Kulesko
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“Analizzare”, tanto in filosofia quanto in medicina, significa “scomporre in parti semplici”, “fare a pezzi”; quale termine potrebbe essere più adeguato per una prima esplorazione del death metal? Si dovrebbe dunque procedere a smembrare e svuotare un corpo, con la stessa grazia di un assassino: c’è forse modo migliore di giungere a giudizi affrettati, di condurre fino in fondo un’analisi superficiale? L’eviscerazione tuttavia presenta anche dei vantaggi: l’aruspico, nel suo tentativo di chiaroveggenza, è costretto a scavare nella carne dell’animale, in quanto la divinazione muove proprio dal divino che si incarna nelle interiora – esse conserverebbero infatti una testimonianza della relazione tra i corpi e l’ambiente (umano e non-umano) circostante.
Potrebbe anche darsi che lo squartatore sadico (in questo caso il filosofo), sia, in fondo in fondo, un abderita, un pessimista ossessionato da una perniciosa forma di materialismo. Democrito stesso, in una lettera apocrifa attribuita a Ippocrate, ricerca nelle carcasse animali l’origine fisiologica della sua pazzia.

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Note schizo-pedagogiche sulle strutture di dominio

Claudio Kulesko

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Io dico: liberati quanto puoi e avrai fatto ciò che sta in tuo potere; infatti non è dato a tutti di superare ogni barriera, ossia, per parlare più chiaramente non per tutti è una barriera ciò che lo è per alcuni. Perciò non preoccuparti delle barriere degli altri: è sufficiente che tu abbatta le tue.

Max Stirner

 

Siamo reazione, reazione rivolta contro noi stessi. Siamo il prodotto della reazione e produciamo noi stessi reazione. Il risentimento ci ha reso quel che siamo. Per comprendere come ciò sia possibile, è anzitutto necessario accettare il presupposto teorico stabilito da Stirner e Nietzsche: le forze reattive separano il forte da ciò che può. Attraverso un contagio della debolezza, il risentimento è in grado di operare una scissione sul piano onto-metafisico, distanziando l’attualità di un determinato organismo (ciò che esso è), dalle virtualità e dalle contingenze proprie di quello stesso organismo (ciò che è stato in passato e ciò che potenzialmente sarà). Sebbene esso sia perfettamente configurato e “pronto-alla-mano” (ossia ben costruito, utile e disponibile all’uso da parte propria o altrui), l’organismo è preventivamente inibito dall’ambiente circostante. La tensione all’espressione viene armonizzata normativamente, secondo l’intensità comune a un gruppo, a una moltitudine sociale o a una specie. Per quanto astratta, la castrazione psichica di un organismo produce effetti concreti al livello delle funzioni utili all’espressione del corpo-mente.

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Meme-Tic-Culture: alcune proposte per un alt-left mNemetic warfare

Claudio Kulesko

La subcultura memetica ha fallito. Non essendo riuscita a far fronte all’invasione delle agenzie di marketing, a una compiaciuta “brandizzazione” e all’infiltrazione da parte di gruppi neo-razionari, la produzione memetica a scopo ludico e autocelebrativo è collassata su se stessa. La diffusione e l’ascesa dei nuovi fascismi è il chiaro sintomo dell’infiacchimento delle capacità immaginative e, dunque, memetiche della sinistra. Immaginare il futuro, congedandosi dal realismo, è sempre più difficoltoso, e richiede la formazione di nuove prassi memetiche, nonché un brusco slittamento metodologico. Gli affetti (ossia le speranze, i desideri, le paure e gli immaginari disseminati e vaganti tra gli individui), sono stati captati dalle forze oscure del neoliberismo e del cripto-fascismo – un fenomeno ancor più evidente in paesi che, come l’Italia, non hanno ancora vissuto alcuna conflittualità memetica di rilievo. Il fallimento politico delle “pagine”, delle “piattaforme” e dei “gruppi”, inaugura la nuova frontiera della macchina da guerra: un dispositivo di accelerazione delle conflittualità, che mi auguro si distingua dai vecchi mezzi (pur facendone ampiamente uso), in virtù di una maggiore complessità e di un’adeguata riflessione critica. In breve, l’obiettivo di questo testo è tentare di ricavare un campo di battaglia politicamente conscious dai rottami di una macchina puramente estetica.

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